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Farmaco anticalvizie e disfunzione erettile

Farmaco anticalvizie disfunzione erettile

Di recente si discute molto sulla sindrome da post-Finasteride, il farmaco introdotto negli Usa dal 1992, col nome di Proscar (Finasteride 5mg) per il trattamento dell’ipertrofia prostatica e nel 1997 col nome di Propecia (Finasteride 1mg) per il trattamento dell’alopecia androgenetica. Il farmaco arriva in Italia come Proscar nel ’97 e Propecia nel ’99. Tale sindrome, di cui si sente parlare generalmente nei mass media e forum, è di recente scoperta. Circa cinque anni fa, infatti, nacque un forum americano, “Propecia Help”, con l’intento di condividere tra gli utenti i vari sintomi che l’assunzione di Finasteride comporta. Il farmaco è usato da migliaia di giovani al fine di contrastare la caduta dei capelli. Inizialmente furono segnalati problemi sulla sfera sessuale e urologica come calo della libido, prostatiti, deficit erettile, seguiti da post su problematiche neurologiche e psichiatriche, fino a raggiungere la sindrome post Finasteride, ossia la permanenza dei disturbi prevalentemente di natura sessuale anche dopo la sospensione del farmaco. Il problema raggiunse poi le tv e la politica con un’interrogazione parlamentare a cura di Maran (Pd).

Gli studi passati avevano rilevato come la Finasteride agisca con un meccanismo che ha come conseguenza la riduzione del diidrotestosterone (DHT). Esso non è altro che un metabolita coinvolto nella calvizie androgenetica e implicato nell’individuo adulto nel circuito degli ormoni androgeni che tra le altre cose hanno la funzione di un mantenimento delle funzioni sessuali, oltre a favorire la libido e la potenza sessuale. Secondo la causa produttrice, disturbi come riduzione della libido, deficit erettile e riduzione della quantità di sperma, coinvolgono il 3,8% dei pazienti nei primi 12 mesi di utilizzo, percentuale che parrebbe scendere allo 0,3% dopo i cinque anni. Tali percentuali, però, non corrispondono a quelle previste da alcuni studi indipendenti.

Gli studi più recenti hanno riscontrato, infatti, ulteriori problemi, come difficoltà a raggiungere l’orgasmo e dolore ai genitali per un tempo prolungato. Ed è proprio ai ricercatori della George Washington University che si devono queste ultime scoperte, ovvero il prezzo dell’aver tentato di essere più maschi, attraverso un rinfoltimento della chioma. Il dottor Michael Iwrig ha guidato la sua equipe della GWU reclutando ben 71 volontari di sesso maschile, con problemi di calvizie e un’età compresa tra i 21 e 46 anni. Tutte le “cavie” avevano sperimentato gli effetti collaterali del farmaco per circa tre o più mesi, post interruzione del trattamento.

L’idea di partenza è stata quella di pubblicare un appello sul sito Propechiahelp.com, in modo che i partecipanti si offrissero spontaneamente. L’indagine ha rilevato che quasi tutti gli uomini avevano riscontrato problemi sessuali, i più diffusi erano: riduzione della libido, problemi di orgasmo, riduzione e dolore ai genitali, disfunzione erettile. Tra questi, qualcuno ha inoltre segnalato disturbi neurologici come ansia, turbe cognitive e depressione. I disturbi si sono protratti per un tempo prolungato, fino a persistere anche alcuni anni dopo l’interruzione del trattamento farmacologico. La percentuale tocca il 96% dei partecipanti alla ricerca, un numero altissimo. Va inoltre rilevato che nessuno dei pazienti soffriva di disturbi medici, psichiatrici o sessuali prima dell’assunzione del farmaco.

Lo studio, è stato pubblicato sul Journal of Sexual Medicine. Le percentuali del caso sono le seguenti: il 94% dei soggetti ha avuto una riduzione della libido; il 92% ha rilevato una diminuzione dell’eccitazione con conseguente disfunzione erettile, mentre solo il 69% ha avuto problemi di orgasmo.

Come possiamo osservare, tra gli effetti collaterali più lamentati c’è la diminuzione della libido. Si tratta della pulsione, stimolo o desiderio sessuale che quando è presente rende l’atto sessuale piacevole e soprattutto naturale. Quando questa è assente, trasforma l’atto in qualcosa di meccanico e spesso è accompagnata da altri fattori che possono favorire il deficit erettile. Tale condizione può causare in alcuni soggetti una forte preoccupazione e causare un atteggiamento ossessivo di controllo delle funzionalità dell’organo. Ciò porta ad un aumento dell’ansia e della preoccupazione, senso d’inadeguatezza, angoscia e sensi di colpa verso il partner. Infatti, il partner potrebbe interpretare il calo di desiderio come un disinteresse attrattivo e affettivo nei propri confronti. Ciò può comportare una forte instabilità nella coppia.

La riduzione della libido non va sottovalutata, ma anzi, deve essere vista come un importante fattore di rischio che in concomitanza con altri, come fattori sociali, psicologici e biologici può condurre a veri e propri stati patologici della psiche come eventi depressivi, ossessioni per il proprio corpo, dismorfismo corporeo ( i.e. la preoccupazione eccessiva per un difetto nell’aspetto fisico). Tali turbe psichiche mantengano direttamente o indirettamente alterata la sessualità dell’individuo.

I ricercatori hanno comunque sottolineato che lo studio riguarda un numero ridotto di pazienti, i quali erano sicuramente tra le persone più soggette agli effetti negativi del farmaco, in quanto auto-candidatisi allo studio. Il sospetto è che il farmaco possa aver causato danni permanenti, cosa che non è indicata nel foglio illustrativo, dove invece, sono menzionati i possibili effetti collaterali, sottolineandone però il loro assoluto carattere temporaneo.

articolo a cura di Psicologi-Italia.it

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